Seven, l'amaro dei 7 peccati


I SETTE PECCATI CAPITALI

SUPERBIA E ASSENZIO

È il peccato più grave: chi ne è affetto si crede superiore a tutto e a tutti, è arrogante, orgoglioso, prepotente e presuntuoso, pensa di essere un dio sceso in terra a cui ogni cosa è dovuta e concessa. Tommaso d’Aquino definiva la superbia un «amore smodato per la propria eccellenza»: vera o presunta è tutto da verificare!

Abbiamo voluto abbinare alla superbia l’assenzio. Fu miscela, dal gusto fresco e di impatto, particolarmente apprezzata dagli artisti bohémienne che la consumavano in rituali elaborati con accessori stravaganti.

AVARIZIA E ZAFFERANO

Secondo peccato capitale, l’avarizia è l’attaccamento smodato al denaro e ai beni materiali. Si tratta di un vizio strettamente legato all’avidità, ovvero alla tendenza ad accaparrarsi ricchezze senza freni e più del dovuto. L’avaro custodisce gelosamente i propri beni, incurante dei bisogni del prossimo. L’avarizia è tra i peccati capitali in quanto un legame troppo stretto con i beni materiali implica l’allontanamento da sentimenti spirituali ed è causa della povertà altrui.

Lo Zafferano, dal gusto intenso e penetrante, è di gran lunga la più preziosa delle spezie nel mondo oggi. Gli stigmi essiccati del croco dello stesso possono essere acquistati come fili pregiati. Un chilo di questa spezia, a Seconda della qualità, può raggiungere un costo che varia dai 3000 ai 14000 euro.

 

LUSSURIA E SANTOREGGIA

È stato definito, assieme all'accidia, il peccato del nostro tempo e tutto ce lo testimonia. Dai giornali alla televisione, dai salotti della politica ai luoghi più impensati, la lussuria è un vizio onnipresente. Si tratta della bramosia eccessiva nei confronti del sesso, dei rapporti carnali, una ricerca smodata del contatto fisico che finisce per diventare spersonalizzato e per non abbracciare l’interezza dell’altra persona.

I Greci dedicarono la santoreggia, detta anche per il suo peculiare sapore erba pepe , al culto di Dioniso (il Bacco dei Romani), dio del vino, della gioia, del benessere, e in suo onore organizzarono favolose feste a carattere orgiastico.

Per questa sua nomea di erba dissoluta, nei secoli passati, era proibito ai monaci coltivarla negli orti dei conventi. La sua virtù più nota rimase per secoli quella di essere un potente afrodisiaco e come tale la citano tutti gli antichi trattati di medicina.

GOLA E ISSOPO

È un peccato molto comune, quello della gola: consiste nell'incapacità di moderazione nell'assunzione di cibo. Perché è incluso tra i peccati capitali? Il peccato originale di Eva può dare una parziale spiegazione, ma la risposta alla domanda è da ricercarsi nella tendenza di alcune – tante – persone a non ascoltare davvero i bisogni del proprio corpo. Peccatori di gola sono sia coloro che assumono smodate quantità di cibo, finendo nell'obesità, sia coloro che invece volontariamente non ne assumono abbastanza e finiscono per ammalarsi di anoressia e bulimia.

L’issopo, dal sapore caldo e pungente, è un’erba dalle proprietà digestive, d’ausilio dopo aver ceduto ai peccati di gola.

La golosità è la curiosità dello stomaco. (Jacques Normand, Pensieri di tutti i colori, 1911)… amaro Seven la risposta.

INVIDIA E VERBENA

Possiamo definire l’invidia come una tendenza di autodifesa di chi si sente inferiore rispetto ad un altro: questo meccanismo passa per la distruzione dell’immagine altrui al fine di salvaguardare il proprio orgoglio e la propria dignità. Anziché cercare di valorizzare positivamente le proprie qualità, l’invidioso prova risentimento per qualcosa che non gli appartiene. A differenza degli altri peccati, l’invidia non procura piacere: è anzi un continuo logoramento dell’anima.

La Verbena, l’erba della bellezza e rimedio contro gli influssi negativi come l’invidia.

Nei secoli , dai romani che ne adornavano i templi a Nostradamus che la cita come ingrediente fondamentale per i rituali nella sua Bibbia della Magia, fu considerata erba magica e curativa. Dal sapore fresco e limonato. 

IRA E ARTEMISIA

La rabbia che acceca, che domina, che offusca le capacità razionali, che fa urlare contro chiunque, specialmente contro chi ha acceso la miccia. La collera che sconvolge, travolge, investe chi la prova. Sesto peccato capitale, l’ira è legata ad un eccesso di passione: è una violenta reazione a qualcosa a cui si è contrari e che non si accetta. L’iracondo si lascia spesso andare a questi moti estremi, le sue parole e i suoi gesti non hanno limiti.

L’ artemisia, etimologicamente dalla mitologica dea greca della caccia Artemide, è spesso annoverata tra i rimedi naturali per migliorare stati depressivi, ansia, insonnia e irritabilità. Presenta un gusto amarognolo e balsamico.

ACCIDIA E CARDAMOMO

Settimo e ultimo peccato capitale, l’accidia caratterizza il nostro tempo insieme alla lussuria. È il peccato della pigrizia, dell’indifferenza nei confronti di se stesso e degli altri, dell’indolenza, dell’apatia, della tendenza alla depressione.

Il Cardamomo, dopo lo zafferano e il pepe nero, è considerata la vera regina delle spezie, dal sapore forte, intenso e leggermente piccante.

Il cardamomo contiene vitamine (A, B1, B2, B3, B6, C) e numerosi sali minerali quali manganese, calcio, potassio, zinco, ferro, fossero, magnesio e rame. Insomma altro che accidia…vi daremo una botta di vita!

 

Fonte: https://jsc-spirits.com/pages/i-sette-peccati-capitali


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